Dafne: la musica come antidoto alla violenza

Ecco il video di Valentina De Giovanni in anteprima per Befree! Grazie Valentina!!

Valentina De Giovanni è una cantante e attrice romana e nei prossimi mesi uscirà il suo primo disco prodotto dalla PARODOI. Per l’uscita del suo primo singolo, scritto insieme ad Alberto Marchetti e arrangiato da Marco Borrelli, ha scelto il 25 novembre, data dedicata contro la violenza sulle donne, poiché il suo brano “Dafne” parla di una violenza, attraverso il Mito della Ninfa Dafne.

Il 25 novembre pubblicheremo in anteprima il video di Valentina in queste pagine

Processed with MOLDIV

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Valentina riprende questo mito per dare un suo contributo struggente e significativo alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Tutta Befree la ringrazia per questo suo gesto e per averci scelto come realtà operante sul territorio a favore delle donne che subiscono violenza, attivando percorsi di fuoriuscita e un sostegno concreto.

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Maschi a corteo

Con Befree abbiamo deciso di pubblicare questo contributo sul tema dei maschi al corteo che scrissi esattamente 10 anni fa su il paese delle donne in occasione dell’altra manifestazione nazionale il 25 novembre 2007
è curioso notare come in 10 anni nulla sia cambiato…

Oria Gargano – Presidente di Befree

MASCHI A CORTEO

Ma che bel sogno che ho fatto, stanotte!

Ho sognato che era già domenica e noi eravamo un fiume per le vie di Roma, belle e colorate come sappiamo essere, contente per il fatto di ritrovarci tutte insieme così in tante, a condividere il dolore ed il lutto quotidiano per le violenze contro il nostro popolo, a condividere rabbia solitudine e tristezza di tanti altri giorni, ad evocare quelle che con noi non c’erano perché prive della forza della consapevolezza, e quelle che con noi non c’erano perché non ci sono più…

Il cordoglio feroce e la strampalata allegrezza, la rabbia acuminata, lucida, politica…

E al margine di noi, come pescatori speranzosi lungo un corso d’acqua, come viandanti affascinati da un prodigio, c’erano gli uomini, tanti, di tutte le età e di tutte le classi sociali, di tutte le provenienze e le culture, attratti e intimiditi, non mescolati tra noi come eroi coraggiosi che spiccano fulgidi nella folla vincente delle donne come un fatto di folklore, ma esposti nella loro esclusione, costretti a demarcare la loro alterità dalla violenza dei maschi issando cartelli o mettendoseli sul petto, “Io non sono come gli altri”, “Io non sono cattivo”, come abbiamo dovuto fare noi che un giorno non tanto lontano ci siamo viste costrette a specificare che non siamo “né puttane né madonne ma soltanto e solo donne…”

E quei buoni maschi parlavano di loro, raccontavano a quanti li volessero sentire di essersi beati del potere, di essere stati fieri di essere maschi, di essersi aggirati lungo le strade della città come lupi affamati di corpi di donne, di essersi scambiate fantasie di stupro negli spogliatoi delle palestre e nelle sale sontuose dei loro CdA, di aver tradito ogni donna per principio, di averci voluto veder tutte come corpi a perdere, di essersi seccati delle nostre conquiste, di aver cancellato i nostri saperi, di averci imposto la loro Storia ed il loro immaginario sessuale, di essersi sentiti eroi perchè non ci avevano mai picchiate, stuprate, comprate su una strada, uccise per difendere l’onore…

Partivano da sé. E ci ringraziavano per averglielo insegnato, umidi di gratitudine come noi lo siamo state per millenni, ogni volta che ci accoglievano al loro fianco regalandoci la cosa più preziosa che potevamo ottenere: l’identità…

Anzi, non solo. Per dimostrare l’indubbia buona fede facevano professione di pentimento per i loro peccati, con il capo cosparso di cenere si trascinavano dolenti e a piedi scalzi dietro ad una simbolica donna crocefissa…

Quelli meno contaminati seguivano il nostro corteo tifando per noi, incoraggiandoci, come spettatori di ciclisti in volata, donandoci sferzate di energia positiva, facevano cori ed ola come quando vanno alla stadio, e si stupivano di poter partecipare ad un evento che li coinvolgeva senza aggressività e rabbia e odio, e scoprivano come sia meraviglioso condividere ai margini, rispettosamente, e consapevoli dell’evento che gli appare davanti come un’epifania, e l’evento eravamo noi, e per una volta erano loro a fremere e a tremare per noi, erano loro umidi negli occhi e nell’attesa di un nostro sguardo distratto o di una nostra benevolenza casuale, distratta e preziosa…

Ci rendevano la scena, dopo averla occupata per millenni.

Ci tributavano la loro partecipazione palpitante e la loro solidarietà come noi abbiamo fatto da millenni.

Si esponevano in nostro nome al ludibrio degli altri, di quelli come loro ma diversi, indecisi su quale dei due gruppi fosse meglio schernire

Così, ai margini, senza invadenza, senza pretese di essere invitati a casa nostra nel giorno in cui noi soltanto vogliamo rimanerci, tutti quei maschi non mi davano fastidio.

Io che mi sono mescolata alla folla per salutare il loro ritorno dalle guerre, io che ho visto le loro parate gloriose di partigiani alle quali non ero ammessa nonostante avessi lottato quanto loro, io che sono stata sotto a migliaia di tribune ad applaudire le loro grandi gesta, io che sono cresciuta pensando che ogni scena è per loro e a me tocca, casomai, la buca dell’orchestra, che la Storia è per loro e per me c’è la cronaca nera, ero assai divertita per quello strampalato contrappasso, e me la rido ancora tra me e me, ora che sono sveglia.

Io i maschi al corteo li vorrei, ma così!

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Be Free con IoDecido, perchè #NonUnaDiMeno

Pubblichiamo qui il contributo condiviso sul blog della rete #iodecido a cui Befree aderisce:

Be Free con IoDecido, perchè #NonUnaDiMeno

“Abbiamo rotto il  nostro silenzio, esaurito la nostra pazienza.
Siamo stanche di enumerare le nostre sofferenze – per intrattenere o essere semplicemente ignorate.
Ne abbiamo abbastanza di parole vaghe e attese concrete; abbiamo fame d’azione, dignità, gioia. Intendiamo fare di meglio che resistere e sopravvivere”
Robin Morgan

Siamo sempre state viste un po’ come delle aliene, noi di  Be free. Un po’ militanti, un po’  dialoganti con le istituzioni,  sempre a metà strada tra la necessità di esprimere la radicalità che appartiene alle nostre biografie personali e politiche e la consapevolezza del “doverci stare”, dappertutto,  o quantomeno ovunque  ci sia bisogno di stare allerta, ché  “signora, torni da suo marito che mo vede che si sistema tutto”.

Quando abbiamo incontrato la rete Iodecido era un momento molto doloroso per noi: il servizio SOS DONNA H24 stava per essere chiuso, e lo stesso rischio stava correndo il Centro antiviolenza “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”, che dal 1997 aveva seguito circa 10.000 donne e ne aveva ospitate circa 300, sole o con bambini e bambine.

Problemi esclusivamente “burocratici”, per cui tuttavia le istituzioni non erano disposte a prendere una posizione e tutelare dei luoghi che nel corso degli anni avevano rappresentato forse l’unico sostegno per tantissime donne che con forza e autodeterminazione avevano deciso di dire “Basta” alla violenza, e di ricominciare una intera vita da capo. Con fatica, ma finalmente libere.

Il Centro antiviolenza “Colasanti Lopez” poi è stato “salvato”.  Al contrario, il servizio SOS DONNA il 26 giugno 2016 ha chiuso i battenti. Più di 3000 donne seguite in poco più di 5 anni di attività, e circa 300 donne che avevano appena iniziato un percorso, che tutte noi sappiamo essere molto lungo e difficile, in cui si sono all’improvviso ritrovate ancora una volta da sole.

Ci siamo chieste perché uno sì e l’altro no.  Se avevano gli stessi ostacoli burocratici, perché per uno erano stati risolti e per l’altro progetto no? Ce la siamo date una possibile risposta: probabilmente anzi era lo specchio di una visione della violenza contro le donne per la quale se non sono proprio allo stremo, senza addirittura una casa in cui vivere (perché il Centro “Colasanti Lopez” offre anche l’ospitalità, ed è questo l’unico aspetto che differenziava i due servizi) allora le donne che vogliono uscire dalla violenza non sono abbastanza vittime, e quindi non meritevoli di supporto. Come se noi donne non potessimo avere delle risorse nostre per uscire dalle situazioni di violenza, e avessimo tutte, in maniera standardizzata, le stesse esigenze, gli stessi desideri. Come se tutte mancassimo di autodeterminazione.

Il 26 giugno la rete Iodecido era con noi. Quando abbiamo riconsegnato le chiavi del Casale in cui SOS DONNA sorgeva, le compagne della rete, fino a pochissimo tempo prima a molte di noi sconosciute, erano là a guardare in faccia lo scempio e a esprimere con forza la loro e la nostra rabbia. Nonostante le diversità; nonostante i differenti posizionamenti che per forza di cose Be free, che è una cooperativa sociale, esprimeva rispetto ad altre componenti della rete. E nonostante qualcuna quelle chiavi non le avrebbe restituite, se fosse stata una sua decisione.

Il percorso iniziato per noi in un momento così doloroso è confluito insieme a mille altri percorsi di lotta nella forza delle donne tutte insieme che scenderanno in piazza il 26 novembre per dire NON UNA DI MENO.

Noi pretendiamo che non manchi nessuna all’appello, perché uccisa da mano maschile.

Noi pretendiamo che non ce ne sia nemmeno una di meno, perché vittima della violenza maschile dei nostri padri, mariti, fidanzati, amici.

Pretendiamo di essere tutte, nessuna esclusa, a lottare contro la violenza maschile che ha cercato di annientarci. Non ci sono riusciti. Siamo qua. E non siamo più aliene.

Le compagne di Be free  per #NONUNADIMENO

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Le marocchinate spettacolo teatrale a favore di Befree

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Il 26 ottobre teatro Lo Spazio alle 20:30

Ariele Vicenti porteà in scena Le Marocchinate a favore di Befree

Befree Cooperativa sociale contro tratta, violenze, discriminazioni invita ad una serata di benificienza per sostenere l’attività della cooperativa in occasione dello spettacolo contro la violenza sulle donne: “Le Marocchinate”, che racconta i terribili giorni decisivi e successivi allo sfondamento da parte degli Alleati della linea di Montecassino, ultimo baluardo tedesco.

Apparentemente la guerra è finita e l’Italia è libera, ma non per le popolazioni di gran parte del basso Lazio. E questa è l’altra faccia della Liberazione. “Aspettavamo ji salvatori… so’ arrivati ji diavoli” .
Un’altra di quelle storie che se non sei di quelle parti non la conosci. Successa in una terra che se non hai parenti o amici, non ci vai. Siamo in un paese della Ciociaria e Angelino, pastore locale, ci racconta la semplice ma faticosa vita contadina della sua zona prima della guerra. Vita che viene sconvolta con l’arrivo delle truppe Marocchine, aggregate agli Alleati,ai quali viene affidato il compito di entrare nella rocciosa difesa tedesca. Ottemperano il loro compito,” le truppe di colore” come ricompensa ottengono il “diritto di preda” contro la popolazione civile. 50 Ore di carta bianca, 50 ore in cui fanno razzia di tutto quello che trovano: oro, case, vino,bestie, ma soprattutto donne. Sono migliaia le donne che verranno stuprate e uccise nella primavera del ’44, dai soldati marocchini. Tra queste c’è Silvina la moglie di Angelino, che diventerà anch’essa una “Marocchinata” .
Lo spettacolo ha lo scopo di rispolverare i gravi fatti della Ciociaria del ’44, per non dimenticare le migliaia di donne vittime di quelle violenze. Con l’obiettivo che le loro parole diventino le nostre parole, diventino la nostra storia.

Titolo: “Le Marocchinate”- durata: 55 min.
Autori: Simone Cristicchi e Ariele Vincenti
Con: Ariele Vincenti
Regia: Nicola Pistoia
Costume: Sandra Cardini
Disegno luci: Marco Laudando
Aiuto regia: Teodora Mammoliti

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Befree per la manifestazione del 26 novembre

Si è appena svolta l’affollata assemblea nazionale femminista convocata da rete #iodecido, UDI e D.I.R.E.

Befree ha partecipato e continua a partecipare al percorso di avvicinamento verso la manifestazione del 26 novembre “Non una di meno”, contro la violenza maschile sulle donne. E’ importante far sentire la nostra voce in modo che questo grave fenomeno sociale e strutturale, che permea l’intera società, sia rimesso a tema dalla politica nazionale.

Il 27 novembre tutte le realtà che hanno partecipato all’assemblea nazionale animeranno una giornata di discussione articolata in 8 tavoli tematici da cui usciranno proposte concrete per un piano nazionale antiviolenza che riprenda i contenuti di chi lavora sul campo tutti i giorni contrastando la violenza sulle donne.

Invitiamo tutte le donne a sentirsi coinvolte in questo percorso e a partecipare alla manifestazione e alle iniziative di avvicinamento che realtà presenti su tutto il territorio nazionale organizzeranno.

Report assemblea nazionale 8 Ottobre

NON UNA DI MENO! Verso la mobilitazione nazionale delle donne contro la violenza di generetutte a Roma il 26-27 novembreReport dell’assemblea nazionale – Roma 8 ottobre 2016  Prima di qualsiasi considerazione viene il ricordo di chi non è potuta essere con noi, eppure era presente come lo sarà in tutte le nostre lotte. Ciao Silvia, che la terra ti sia lieve.Oltre cinquecento donne, provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate l’8 ottobre presso la facoltà di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, nell’assemblea del percorso nazionale contro la violenza maschile sulle donne “Non Una di Meno”.

Un’assemblea ricca di decine di interventi ha reso la complessità di analisi e di proposta sul fenomeno della violenza di genere, e ha portato all’articolazione di diverse proposte sul tema. Si è definita una lettura sfaccettata della violenza: non come fatto privato, che avviene unicamente tra le mura domestiche, ma come fenomeno continuamente generato e riaffermato anche dalle politiche istituzionali – educative, sociali ed economiche – e dalle narrazioni tossiche prodotte dai media. La violenza sulle donne, quindi, non può più essere trattata in termini emergenziali e securitari, laddove si tratta di un problema complesso, stratificato e, quindi, strutturale.

Con forza anche le donne dei centri antiviolenza, nati dal movimento femminista, hanno sottolineato in molti interventi come la violenza maschile sulle donne sia un fatto sistemico, che può essere affrontato solo con un cambiamento culturale radicale che contrasti anche il tentativo di istituzionalizzazione degli stessi centri antiviolenza, trasformandoli in luoghi di accoglienza neutri delle donne, riaffermando piuttosto il loro ruolo politico di agenti di cambiamento.

Sono state richiamate le lotte delle donne argentine, che proprio in coincidenza con l’assemblea romana hanno dato avvio, in oltre 50000, al loro incontro nazionale a Rosario, per rilanciare la campagna “Ni Una Menos” con un’unica grande data di mobilitazione continentale; così come molteplici sono stati i riferimenti alle donne polacche e curde, come esempio della potenza e della portata generale che lotte articolate da un punto di vista di genere e femminista possono assumere a partire dalla loro specificità, sino a rappresentare l’unica opposizione reale alla torsione antidemocratica in atto ormai a livello globale.

Con questa aspirazione, l’assemblea ha espresso la volontà di costruire un grande corteo nazionale il prossimo 26 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un corteo che attraversi Roma e che valorizzi appieno il protagonismo delle donne e le rivendicazioni di cui sono portatrici.

Le donne non vogliono essere più rappresentate come vittime e vogliono attraversare e determinare lo spazio pubblico e politico in piena autonomia. È stata in tal senso espressa la volontà di vigilare e contrastare eventuali strumentalizzazioni da parte dei media e delle forze politiche. Questo obiettivo va perseguito assicurando la massima visibilità alle donne e non alle organizzazioni politiche e sindacali (l’indicazione è quindi di scendere in piazza senza bandiere e simboli identitari).

Contro il sistema sociale, economico, politico e culturale che produce la violenza nelle forme del  sessismo, della transomofobia e del razzismo in ogni ambito della nostra vita, sarà un corteo delle donne, aperto però a tutt* coloro che assumono la violenza di genere come problema prioritario nei processi di trasformazione dell’esistente.

L’intento è quello di non celebrare una scadenza in maniera rituale, per quanto ampia, bella e potente possa essere, ma di fare del 26 un punto di partenza di un percorso di lunga durata capace di proporre un Piano Femminista contro la violenza di genere e di aprire un processo di mobilitazione ampio che tocchi tutti gli aspetti dell’autodeterminazione femminile.

Per questo si è convocato, sempre a Roma, un secondo momento di discussione nazionale il 27 novembre, che si articolerà in tavoli tematici e workshop per iniziare a lavorare tutte insieme e redigere il piano di proposta:

I tavoli proposti sono i seguenti:

  1. La narrazione della violenza attraverso i media: come immaginarne un ribaltamento in chiave femminista
  2. Educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità: la formazione come strumento di prevenzione e contrasto alla violenza di genere
  3. Diritto alla salute, libertà di scelta, autodeterminazione in ambito sessuale e riproduttivo
  4. Piano legislativo e giuridico
  5. Percorsi di fuoriuscita dalla violenza e processi di autonomia
  6. Femminismo migrante
  7. Lavoro e accesso al Welfare
  8. Sessismo nei movimenti

La campagna di avvicinamento alla mobilitazione nazionale del 26 e 27 sarà scandita da una giornata coordinata di iniziative dislocate nelle varie città, la cui data rimane da fissare; il blog https://nonunadimeno.wordpress.com/ sarà strumento di condivisione dei materiali e di coordinamento e diffusione delle iniziative di promozione, approfondimento e finanziamento del corteo nazionale del 26 e dell’assemblea del 27 novembre.

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