ANCHE LE DONNE NIGERIANE DEPORTATE, COME LE STUDENTESSE DI #BRINGBACKOURGIRLS, A RISCHIO DI ESSERE VENDUTE O AMMAZZATE.

In data 14 maggio 2014 un volo Frontex ha deportato circa 40 uomini e donne nigeriani, prelevati in mattinata dalle celle del CIE Ponte Galeria e caricati su un furgone alla volta di Fiumicino.

Tra questi una donna nigeriana, E., che aveva denunciato la settimana scorsa le violenze domestiche subite dal suo convivente, e che si era rivolta a un commissariato romano per chiedere aiuto. Colpita da un precedente decreto di espulsione, la donna è stata tradotta a Ponte Galeria e in pochi giorni deportata, senza che le Associazioni avessero il tempo di incontrarla e di far scattare le procedure di protezione previste per legge.

In Italia infatti la legge 119/2013 di contrasto alla violenza di genere prevede, all’art. 18 bis, per le donne straniere che denunciano i maltrattamenti subiti, il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno su parere del Pubblico Ministero incaricato delle indagini.

La deportazione di E. quindi, oltre che ad essere inumana come tutte le deportazioni, è avvenuta anche in violazione della legge.

 Un altro grave tentativo di deportazione è avvenuto nei confronti di una ragazza nigeriana seguita da Be free cooperativa, che ha depositato denuncia querela contro la sfruttatrice che l’ha condotta in Italia, secondo i meccanismi tipici della tratta di esseri umani.

A fatica Be free, tramite la legale e il sostegno di altri enti di tutela dei diritti umani coinvolti è riuscita a bloccarne la deportazione.

Be free ribadisce che l’art. 18 TU 40 d.to leg.vo 286/98 NON PREVEDE L’OBBLIGATORIETA’ DELLA DENUNCIA AFFINCHE’ SCATTINO I MECCANISMI DI PROTEZIONE DELLE VITTIME.

Pertanto, già il fatto che per una donna incappata nelle maglie della detenzione amministrativa sia invece ritenuta obbligatoria la denuncia rappresenta quanto meno una applicazione restrittiva e claustrofobica della legge che ha fatto dell’Italia un Paese all’avanguardia nella lotta al traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento.

La direttiva europea 36/2011, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, recepita dal Governo Italiano attraverso il decreto legislativo 24/2014 entrato in vigore il 28 marzo garantisce la protezione delle vittime anche nella fase di emersione, quella fase delicatissima cioè in cui la donna per la prima volta inizia a fidarsi e raccontare la propria storia di sfruttamento.

Le Istituzioni italiane si stanno spendendo nella mobilitazione internazionale #BringBackourgirls, per far tornare a casa le studentesse rapite nel Borno State dai miliziani di Boko Haram.

Le donne nigeriane nel nostro Paese sono invece rinchiuse nei CIE, a rischio di deportazione, senza alcuna tutela che possa sottrarle allo sfruttamento sessuale intensivo a cui sono sottoposte.

 BE FREE cooperativa contro tratta violenze e discriminazioni denuncia pertanto le deportazioni indiscriminate dal CIE Ponte Galeria, e, insieme alle numerose Associazioni e Movimenti che a diverso titolo lottano contro l’esistenza stessa di questi luoghi, chiede la CHIUSURA IMMEDIATA dei CIE DI TUTTA ITALIA.

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