Cronaca di uno sgombero. O di come si demoliscono le vite.

foto da internazionale

(Foto tratta da articolo de Intenazionale)

Ieri mattina 11 maggio alle 9.00 del mattino la polizia municipale di Roma Capitale,
insieme a Forze dell’Ordine, Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Roma,
Asl, si è presentata davanti alla baraccopoli di Ponte Mammolo, insediamento abitato
da persone eritree, latinoamericane e dell’est Europa, per effettuare uno sgombero
che fin dai primi momenti ha manifestato tutta la sua violenza, lasciando un segno
indelebile non solo nella vita degli abitanti del posto, ma anche nel sistema delle
politiche sociali e dell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati del Comune di
Roma, già profondamente carente e di recente investito degli scandali di Mafia Capitale.

Alle 10 le ruspe si sono messe in azione, cominciando a buttare giù le
baracche, nonostante i tentativi delle Associazioni presenti e delle persone del
posto di avere delle rassicurazioni su dove sarebbero finite uomini, donne e
bambini che solo là avevano trovato un posto dove abitare.
Il rappresentante dell’Assessorato ha più volte ripetuto: “Questa è una
situazione di emergenza: domani ci metteremo a ragionare su come aiutare al
meglio le persone”. Ci chiediamo di quale emergenza si parli, visto che la
baraccopoli esiste da più di 10 anni, e ne erano note le pessime condizioni
igienico- sanitarie, denunciate dalle Associazioni per i diritti dei migranti.
L’unica alternativa proposta agli abitanti è stata l’accoglienza presso il Centro
Baobab, centro tra l’altro da cui provengono molti uomini eritrei attualmente
residenti nella baraccopoli, solitamente aperto esclusivamente dalle 18 alle 8
del mattino e che molte persone hanno rifiutato perchè non rappresenta una
soluzione definitiva e dignitosa alla loro emergenza abitativa.
Non c’era alcun mediatore culturale che potesse aiutare le persone a
decodificare quello che stava succedendo; nessun pullman o furgone reso
disponibile (se non quelli della Croce Rossa e di una parrocchia) per trasferire
le persone; alcuno spazio di concertazione rispetto ai bisogni variegati degli
abitanti del campo.
Abbiamo visto scene insostenibili, nel corso della giornata di ieri: persone che
hanno perso i loro effetti personali e i documenti di soggiorno, all’interno delle
baracche oramai diventate macerie; richiedenti asilo e rifugiati manganellati e
caricati dalla polizia in tenuta antisommossa; un ragazzo eritreo ammanettato
e portato via, che ha trascorso la notte in cella di isolamento; donne e bambini
lasciati sotto al sole cocente, alle tre del pomeriggio, coi dipendenti della
Protezione Civile che hanno smontato i gazebo e si volevano portare via pure le
sedie, perchè avevano finito il loro turno e “dovevano prendere i loro figli da
scuola”, decine di uomini e donne in fila per l’unico pasto della giornata, la
sera, arrivato nel piazzale antistante la baraccopoli grazie ai volontari di una
Parrocchia delle vicinanze. La sera è arrivata, e le persone si sono accampate
come meglio potevano, senza avere neanche sufficienti coperte per poter
affrontare il freddo notturno.
Con lo scoperchiamento di Mafia Capitale avevamo avuto la possibilità di
cambiare veramente il sistema d’accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati,
Non solo l’abbiamo persa, ma abbiamo tracciato un solco, forse irreparabile,
tra “noi” e “loro”.

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